DOMENICA 26 APRILE III° DI PASQUA

Quanto segue è frutto del lavoro esegetico di altri: N. Guerini, F. Armellini, S. Panimolle, E. Bianchi, S. Fausti, A. Maggi

 

Ciò che ci è capitato…

Il brano che ci vene offerto dalla liturgia di questa terza domenica di Pasqua potremmo quasi dire che è il riassunto di tutto il Vangelo di Luca.

Comincia, come sappiamo, con l’annunciazione a Maria, che è come una prefazione: anche a noi è “annunciato” cosa avviene se ascoltiamo la Parola. Durante tutto il Vangelo infatti ci viene detto che anche se ascoltiamo la Parola e diciamo il nostro sì a Dio: la Parola si fa carne in noi, e noi stessi possiamo dare vita a Dio nella nostra quotidianità.

Ed ecco che il testo dei discepoli di Emmaus, posto alla fine, è come se fosse una postfazione al Vangelo: ci dice che cosa è capitato leggendo il Vangelo… se lo abbiamo accolto!

In questi discepoli siamo aiutati a leggere e a riconoscere com’è la nostra vita di discepoli.

 

I due di Emmaus durante tutto il giorno ascoltano la Parola di Gesù che spiega… la sua Passione.

Molti esegeti ci dicono che i quattro Vangeli possono essere visti come testi divisi in due parti: una preparazione al racconto della Passione di Gesù Cristo, prima parte, e, seconda parte, il racconto stesso della Passione di Gesù Cristo!

Nei due discepoli, durante la spiegazione di Gesù, comincia a scaldarsi il cuore, fino ad arrivare al cambiamento radicale. Perché scaldandosi il cuore, capiscono, e si riempie la testa (perché è col cuore che si ragiona) poi si aprono gli occhi e lo riconoscono allo spezzar del pane e… fanno ritorno. I piedi non più servono per scappare dalla loro vita ma servono per tornare alla comunità e per iniziare a fare il cammino stesso di Gesù, dalla loro bocca non escono parole di frustrazione e delusione ma, nel loro racconto ai fratelli, parole di gioia e di speranza.

 

…ci è capitato?

Oggi dal Vangelo ci viene descritto cosa dovrebbe – potrebbe – essere capitato a noi in questi anni, leggendo il Vangelo – poiché la Parola fa quello che dice – dovrebbe essere capitato in noi lo stesso miracolo successo ai due che andavano ad Emmaus.

Abbiamo incontrato il Vivente nella sua Parola, questo incontro ci ha fatti passare dalla morte alla vita, dalla desolazione alla comunione con gli altri, dalle tenebre alla luce, dalla tristezza, alla gioia. Questo è l’effetto del Vangelo, ci assicura Luca.

Né più, né meno, di quello che è capitato ad Emmaus.

 

Ma è anche il Vangelo delle nostre incomprensioni…

Conversando l’un l’altro sulle cose che erano accadute, cioè nel raccontarsi della passione di Gesù, i due di Emmaus, parlano delle loro frustrazioni, di come è fallito tutto ciò che loro speravano avvenisse. Sono ancora chiusi cuore e mente: pur avendo condiviso la vita con il Cristo, pur essendo parte del gruppo dei discepoli, ancora credono che vince il più potente, cioè quello che dà più “morte”, che elimina gli avversari.

Sono chiusi, anche loro nel delirio dei potenti, il delirio di Cesare Augusto, di Ponzio Pilato, dei sommi sacerdoti, dei capi, di Pietro, di Giacomo e Giovanni che vogliono i primi posti, chiusi in quel delirio che contagia anche tutti noi… perché in fondo Lui ci ha traditi tutti!

Perché anche “noi credevamo che, speravamo che…”

Nel loro parlare fanno riferimento al Crocifisso, sì, ma non al senso del Crocifisso: sempre vince solo quell’amore che sa dare la vita.

 

Sappiamo tutto e molto bene. Ma non abbiamo capito nulla!

Non hanno capito il mistero della Croce, della passione di Dio per l’uomo.

  • L’adesione alla realtà che stiamo vivendo mi porta ad una nota relativa alla rumorosa presenza, tra l’altro sempre più consistente, di cristiani cattolici, laici e prelati insofferenti, anzi trivialmente offensivi, che impunemente inveiscono assurdità nei confronti di un Papa che, nell’aiutarci a scoprire la costante novità del Vangelo di Cristo, fa di tutto per togliere quell’idea satanica del potere dentro la Chiesa. Nostalgici tradizional-fascisti che continuano nella perversa ossessione di una Chiesa fatta di privilegi, di sfarzosi riti, rigurgitante di dogmi e imposizioni che facciano piazza pulita, con chiare condanne e anatemi, verso quell’indegna feccia che non può appartenere ai santi di pura razza ariana.

In alcuni casi prelati e laici che sanno ogni cosa dei riti e dei dogmi della Chiesa che invocano la croce, ma che non hanno capito nulla del messaggio e del senso del Crocifisso.

…del sapere tutto e non capire nulla.

 

Ma, fatta questa necessaria chiarificazione, nessuno di noi può tirarsi fuori, perché anche noi siamo quei due discepoli: parliamo di Gesù, raccontiamo il Vangelo, però spesso senza averlo capito.

 

“Gesù in persona si avvicinò …”

Certo Lui si avvicina e cammina con loro, ma i loro occhi erano (ecco una traduzione interessante del verbo greco) impossessati”. Sì avere gli occhi impossessati sembra una cosa strana, così come ci suona strano quando si parla di coloro che sono impossessati dai demoni: suona più assurdo di quel che è in realtà. Ma quante volte i nostri occhi non vedono la realtà ma vedono la proiezione dei nostri deliri, delle nostre paure, dei nostri desideri, delle nostre delusioni.

A ben considerare: quante volte non vediamo le persone per quel che sono, vediamo quello che ci aspettiamo da loro, o ciò che vorremmo, o ciò che non vorremmo!

E sono questi occhi velati dalle nostre paure che ci impediscono di riconoscere, la verità, la vita, il bello, la speranza …il Cristo.

Occhi impossessati… perché sono presi da altro, è un modo differente (ma efficace) di esprimere l’incapacità a riconoscere, solo che questo termine può aiutarci a svelare la “menzogna del satana” (colui che si frappone alla verità) che ci impedisce di aprire gli occhi, perché siamo abitati da tutto un racconto falso su Dio, sugli altri e su di noi che realmente ci impedisce di vedere ciò che siamo, un racconto falso che quasi mai abbiamo iniziato noi, ma che spesso noi non riusciamo a smascherare o non abbiamo forza/volontà di troncare.

 

… perché questo accade, che ci incontra la Parola!

Ed ecco che la Parola annunciata, poco a poco, ci “de-possessa” da ciò che domina il nostro occhio. E dato che, il nostro occhio vede ciò che c’è nel nostro cuore – riconosce ciò che il cuore coltiva – la Parola permette una nuova visione perchè “scalda il cuore” con l’amore e lo libera.

Quando amiamo una persona, la troviamo sempre buona; se la detestiamo, è sempre cattiva.

Per cui è davvero importante lo sguardo con cui guardiamo ogni cosa che ci attornia, finanche la nostra stessa vita. Si conosce una persona e la si riconosce come tale solo quando la si ama.

 

“…e camminava con loro”

Importante la nota: mentre “conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto… Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro.”  Bellissimo, quando noi parliamo del Signore, il Signore è presente. Il Signore è sempre presente nella nostra vita, certo, ma è indubbio che una traccia per poterlo riconoscere con minor fatica la troviamo quando Lui è nei nostri discorsi e nelle nostre intenzionalità. Niente di magico: quando noi parliamo di una persona, paradossalmente quella persona è molto più presente di una persona che è… lì presente!

La vera presenza è ciò che ci sta dentro, ciò che ci interessa, parliamo di ciò che abbiamo dentro.

E quindi, così come è realmente presente ciò che ci sta a cuore, mentre parliamo di Gesù -quando ci sta a cuore- realmente è presente!               -a buona pace dell’ “ex opere operato”-

E quindi il Vangelo ci dice che mentre parlavano di Lui, Gesù cammina con loro.

Il Signore risorto ormai cammina con tutti noi e segue tutte le nostre fughe, e noi comprendiamo ora più chiaramente l’immagine del buon Pastore che cerca la pecora smarrita – ma siamo tutti smarriti – Egli, risorto, segue tutte le nostre vie perdute per venirci incontro.

 

Il vangelo di come uscire dai deliri e riconoscere.

Tu solo sei “zingaro” – sarebbe questo il termine– cioè uno che sta lì, ma non è di lì e non sarà mai di lì, perché fuori della comunità e disinteressato a ciò che accade, un estraneo.

“Tu solo sei estraneo a ciò che è capitato in Gerusalemme in questi giorni?”

Interessante: loro pensano che sia capitato a loro e invece è capitato proprio a Lui.

E ai loro occhi sembra estraneo proprio Lui, il soggetto di tutta quella storia.

Intrigante questa frase perché offre un’ottica totalmente rovesciata a quella che spesso ci anima. Diciamo anche noi: ma dov’è Dio? Sembra esserci estraneo a ciò che capita.

Questo incontro con i due di Emmaus è illuminante perché la prospettiva della fede ci colloca in un piano differente: “amico stacca la spina e mettiti tranquillo, capita a Lui, mica a te;

…capita a Lui prima cha a te”.

Il Signore è colui che ci ama e la passione, la croce, quello che per noi è scandalo, fallimento, è la testimonianza del Suo amore infinito per noi che lo mettiamo in croce.

Il motivo per cui – non lo riconosciamo – i due non possono riconoscerlo: perché non accettano, non credono all’amore; all’amore che passa per la sofferenza e la croce, quell’amore che è più forte della morte.

 

“Stolti e lenti di cuore” 

Che tradotto significa: quanto a testa vi manca solo il cervello, quanto al cuore batte ogni tanto, cioè pulsa moltissimo, vibra moltissimo per tutte le vostre paure, ma lenti nel credere a tutte quelle cose di cui parlarono le scritture …a credere alle menzogne, velocissimi, palpitano di ogni cosa;

all’aver fiducia nell’amore, no, questo è impossibile.

Ecco, questa è la diagnosi: non hanno colto il senso della passione, dell’amore di Dio per loro, per questo non possono capire, perché il potere di Dio è il grande mistero dell’amore che vince la morte, e che non ha nulla a che vedere con il potere che produce morte dove il più violento vince. Nell’amore vince esattamente chi sa farsi talmente forte da portare il male senza restituirlo e vincere il male col bene. E l’Eucaristia è il segno efficace di questo profondo mistero dell’amore di Dio.

 

“Resta con noi”… ma Lui spezza il pane!

La vera questione è: cosa capita in noi dopo averlo incontrato nella Parola?

Nell’ Eucaristia, dopo la frazione del pane… Il nostro cuore cambia? La nostra vita cambia?

I nostri occhi cambiano? Il nostro modo di vedere la realtà cambia?

Il nostro modo di sentire e di vivere cambia?

Passiamo dalla tristezza alla gioia? Dall’egoismo all’amore?

Dal rubare il pane al condividere il pane?

Dal fuggire al camminare verso gli altri? Dal litigare all’andare d’accordo?

Per i due di Emmaus è stato così… e per noi?

 

Perché questa è la resurrezione, il vero miracolo dell’Eucaristia, non del rito eucaristico, ma dell’Eucaristia: l’incontro con l’Altro fa risorgere noi, Lui è già risorto ed è lì che ci viene incontro nelle nostre fughe per accompagnarci a riscoprire sempre l’unico e solo mistero della vita: il suo amore. E questo amore si può sperimentare solo nella misura in cui si dona… questa è l’Eucaristia.