Omelia 13.ma t.o. A 02.07.2017

 

“Una donna facoltosa invitò il profeta Eliseo a tavola con insistenza. “E’ un uomo di Dio – diceva al marito – prepariamogli una piccola stanza …”

Che abbia suscitato le gelosie del marito ? Può solo essere un nostro sospetto che non risulta dalla narrazione. Continuando la lettura comprendiamo invece che la donna ha intuito che c’era un disegno di Dio nel passaggio di quel profeta; e a Dio bisogna assolutamente dare la precedenza.

Il vero discepolo, l’uomo di fede, mette sempre più attenzione a ciò che Dio fa per lui, è  attento a ciò che ha già ottenuto, più che a quello che gli manca. La donna se non avesse avuto  questa fede poteva lamentarsi con il profeta per la mancanza di figli, invece ha saputo cogliere il dono  che Dio aveva fatto con la visita del profeta.

Il cristiano segue questa traccia nel suo rapporto con Dio: si sente amato, coglie tutte le occasioni attraverso le quali Dio gli dimostra l’attenzione, la premura; prende la vita con le sue difficoltà e segue il Maestro orientandosi a donare ciò che ha già ricevuto, offre la sua vita per Cristo, accoglie gli uomini di Dio in nome di Cristo.

Potrebbe bastare  l’esempio della donna che ospita il profeta per convincerci ad offrire la nostra vita, a perdere la propria vita; e lasciare a Dio di provvedere alle nostre necessità; ma vi accenno  altri due casi.

Il Beato Daniele Comboni dovette passare sopra la volontà della madre per andare a portare il Vangelo in Africa. Il giorno dell’addio all’ingresso della chiesa la mamma dava l’acqua santa ai paesani, e chiedeva loro di pregare perché il  Signore cambiasse testa a suo figlio.

Tra i martiri dell’Uganda, di cui si fa memoria il 3 giugno, c’era un ragazzo di tredici anni figlio del boia; suo padre fece di tutto per dissuaderlo dalla sua fede in Gesù e salvargli la vita, ma non ci riuscì.

“ Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me “