Omelia anno B – 14 t.o. 08.07.2018

Una notizia è credibile se viene da una persona seria, autorevole, competente, bene informata alla fonte; la accettiamo se è una persona di fiducia.

Comunemente almeno è così. Invece la PAROLA di  DIO VALE non tanto per la persona – profeta – che la pronuncia, ma per quello che dice.  Non è Ezechiele, o Paolo che danno valore alla Parola, non è il primo che incontriamo per strada o un analfabeta che danno valore alla parola. Se un bambino ci dicesse ‘ Dio ti ama ’ ,  noi potremmo disprezzare il bambino, potremmo chiederci ‘ Come lo sai? Ma non possiamo rifiutare che Dio ci vuole bene solo perché lo dice un bambino. Bernardette  Soubirou, una bambina, ha riportato al suo parroco le parole della Vergine apparsa a Lourdes: Io sono l’immacolata Concezione; il valore di quelle parole non viene da Bernardette , ma da quello che realmente dicono.

La verità di Dio, il senso delle Scritture, viene da Dio stesso; chi le pronuncia è inviato di Dio, è profeta, non parla in nome proprio. Gli Israeliti, i Nazaretani sono ribelli alla logica di Dio, sono testardi, si scandalizzano perché uno come loro si mette in cattedra per annunciare la Parola di Dio.

Il Signore ha detto a Paolo: la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza. L’dea comune invece era che Dio si manifestasse con la potenza.

Oggi qual è il modo di pensare? Si accetta la verità solo se è ragionevole, praticamente siamo profeti di noi stessi, della nostra ragione,  abbiamo la verità in tasca e non accettiamo che  qualcuno ci comunichi una verità che sta sopra la nostra testa.