Omelia anno B – 29 t.o. 21.10.2018

“ Concedimi un posto di onore nel tuo Regno “

Detta così mi sembra che non rispetti neanche la buona educazione: i miei genitori mi hanno insegnato di dire ‘per piacere’ prima di chiedere.

E poi quali meriti potevano vantare, Giacomo e Giovanni, per ottenere già un posto privilegiato? Si erano montati la testa durante la trasfigurazione? Senza dire che hanno escluso Pietro che era con loro sul monte Tabor.

Ma la domanda più impegnativa, quella di fondo, che vogliamo fare a loro è questa: se otterrete il posto di onore, che cosa vi aspettate poi, di essere riveriti, ammirati, onorati perché siete stati scelti da Gesù e avete risposto alla sua chiamata?

Ma allora il vero motivo della vostra esigenza non è quello di aver raggiunto Gesù e di godere della sua vicinanza e della sua amicizia, ma è quello di avere una parte di  gloria che vi onori e   vi faccia emergere al di sopra degli altri. Qui c’è tutto un concetto sbagliato di salvezza, di Regno di Dio, di gloria … Qui manca l’amore, il dono di sé, il servire e dare la vita, qui si tradisce il lieto annuncio e non si segue Gesù.

Sul Calvario alla destra e alla sinistra di Gesù non ci sono due poltrone dove star seduti comodamente, ma ci sono altre due croci con due ladroni che non chiedono privilegi, ma chiedono salvezza, uno la salvezza nel regno e l’altro la salvezza dal patibolo. E’ più  comprensibile questa richiesta di salvezza che non la domanda degli Apostoli, fatta oltretutto attraverso  un’altra persona sia pur la madre.