Omelia anno B – 3 t.o. 21.01.2018

 

Siamo soggetti al cambiamento. Direi che vivere vuol dire cambiare: l’immobilità è morte! Si è vivi se si cambia. Il bambino che viene alla luce, cambia; dalla fanciullezza si passa attraverso l’adolescenza per arrivare  all’età adulta. Lo studente non può restare eternamente sui banchi di scuola, deve entrare nel mondo del lavoro.

E’ la natura che ci fa cambiare; alle volte si cambia per traumi, per paura; ma ci sono anche cambiamenti che scegliamo noi per convinzione.

Questa è la vita.  Ma sentiamo la Parola di Dio: il profeta Giona annuncia un intervento pesante di Dio sulla città di Ninive. Gli abitanti prendono sul serio il richiamo del profeta e cambiano. In questo caso il cambiamento non avviene per fasi successive come nella crescita della vita: la molla per cambiare è il timore della distruzione.

Non è così invece nel Regno che Gesù ha annunciato vicino: qui è l’entusiasmo per una realtà nuova che porta al cambiamento; è il fascino di Gesù che fa abbandonare le reti e il mare e l’affetto per la famiglia, è il desiderio di scrollarsi di dosso un mondo smarrito; è la convinzione che il tempo è compiuto, che c’è nell’aria qualcosa di nuovo. Questo è il motivo che ci fa cambiare: la Parola di Dio è sempre nuova, è sempre stimolante, infonde speranza.

Guardando alla nostra vita cristiana sembrerebbe che il Regno annunciato da Gesù non sia più nuovo ma invecchiato.

Convertitevi!  E’ l’invito di Gesù. Il regno di Dio è dentro di noi. Lasciamoci incantare da Gesù e vedremo altri con noi a pescare uomini.