Omelia Anno B 06.01.2018 Epifania

Come la morte di Gesù è Pasqua insieme con la Risurrezione, così la nascita nel nascondimento di Betlem è tutt’uno con l’Epifania.
Il Natale è umiliazione, povertà: dal concepimento misterioso, al parto in una stalla, all’accoglienza di pastori; Epifania è manifestazione, è luce che attrae, come la cometa che guida dall’alto
“ su di te, Gerusalemme, risplende il Signore, la sua gloria appare su di te”.
La voce dei profeti in Israele prometteva la salvezza attraverso le Scritture, ma non ha avuto grande risonanza: quei Sapienti di Oriente l’hanno colta nel segno del cielo e si sono messi in cammino, verificando ciò che era stato promesso.
Così S.Paolo:
“(il mistero) non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni, come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli …: che le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo …”
GESU’ non è più nel nascondimento del presepe: i Magi chiedendo informazioni del Messia annunciato dalle Scritture, hanno rotto il silenzio su di lui ed hanno messo in subbuglio Gerusalemme. Anche l’Egitto è stato interessato, quando lo ha accolto durante la fuga.
Ora non sono più solo le Scritture a profetizzare il Salvatore, anche il cielo con i suoi segni lo annuncia; e la Chiesa, noi compresi, lo annunciamo. La stella per noi è Cristo, non è un addobbo luminoso per le strade o per i centri commerciali: non vogliamo essere come Gerusalemme che oscura l’attesa e la fede in Colui che ci dà speranza.