Omelia anno B I°Quaresima 18.02.2018

 

Siamo di fronte a due situazioni contrapposte: il diluvio e il deserto; potremmo dire troppa acqua, troppo secco.

Ma c’è contrasto anche tra umanità corrotta con satana, e Noè con Gesù.  L’ inondazione trascina via tutto; anche Gesù spazza via il male, l’umanità corrotta va distrutta assieme a satana: ‘Vattene satana!’ Pure nell’Eden-Paradiso terrestre c’è una espulsione e all’autore del male sarà pronunciata la sentenza:  il figlio della donna gli schiaccerà il capo.

Così nel diluvio, mentre tutto viene sommerso l’arca galleggia e l’arcobaleno appare come il segno della buona volontà di Dio verso l’umanità purificata. L’arcobaleno è la mano tesa di Dio verso l’umanità per stabilire un patto: L’arcobaleno è l’alleanza, è un terreno irrigato, un giardino dove cresce la vita; non è più una inondazione di fango e melma e neppure deserto, polvere. Dio e l’uomo tornano a camminare insieme nel giardino aprendo reciprocamente l’animo.

Se Noè è l’uomo dell’arca, Gesù sarà l’uomo della croce: arca e croce dicono alleanza, dicono vittoria sulla tentazione; Dio parla e l’uomo ascolta la sua PAROLA.

Il Padre ha chiesto a Gesù il servizio, la povertà, l’umiliazione non il potere, non il vanto. E Gesù è stato fedele a questa alleanza fino al ritorno del maligno là sulla croce quando si è affidato al Padre mentre provava il suo abbandono.