Omelia anno C – Epifania – domenica 6.1.2019

Siamo un popolo abbagliato! Non accecati da una luce troppo forte, ma attirati dalla luce di Cristo: per questo siamo un popolo luminoso. Niente ci unisce di più fra noi  che questa luce; noi abbiamo creduto e siamo venuti per adorare Dio, per essere una realtà unica con Lui.

Le quattro mura di questo Santuario raccolgono persone che hanno scoperto Cristo, lo hanno capito, rivestono la sua luce di figli di Dio e vogliono donarsi a Lui. Essere abbagliati come S. Paolo, essere attratti come i Magi vuol dire lasciarsi condurre, deporre la nostra vita davanti a Lui: sì oro, incenso, mirra; sì pane e vino frutti della terra e del lavoro dell’uomo, ma anche il nostro tempo, i battiti del nostro cuore, i sentimenti,  i desideri, le attrattive e le speranze, le angosce e le delusioni.

Allora siamo casa, siamo famiglia, siamo chiesa che possiede tutto perché ha Cristo. E proprio perché ha tutto, vuol essere a disposizione di tutti, vuol essere faro e luce di orientamento per tutti e accogliere tutti.

La scia della cometa indica movimento, andare verso una meta, partire dalla nostra immobilità, lasciare.

“  PARTIRE è uscire da sé, è smettere di girare attorno a se stessi, come se fossimo al centro del mondo. Partire è non lasciarci chiudere dal piccolo mondo cui apparteniamo: l’umanità è più grande, ed è essa che dobbiamo servire. PARTIRE è aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro … SIGNIFICA AVER IL FIATO DI UN BUON CAMMINATORE. Un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita. Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni stanchi. Li prende dove li trova, li ascolta con amore, ridà loro coraggio per il cammino. PARTIRE è mettersi in marcia … per costruire un mondo più giusto e umano. “

Sono parole di dom Helder Càmara, fatte sue da don Ruggero Ruvoletto di Galta  di Vigonovo in partenza per le Missioni  e poi morto martire.

Faccio mie solo quelle del buon camminatore nel viaggio della vita, mi preoccuperò delle sorelle stanche, anziane, ammalate, le ascolterò con amore, raccoglierò nel mio zaino tutto il bene che esse hanno compiuto per depositarlo come oro, incenso e mirra davanti al Bambino di Betlemme.

Anch’io devo partire: ho scarponi nuovi per camminare su strade diverse. Parto ricco del dono della fede, della unità con d. Franco per quattro anni mio parroco e poi fratello da amare;  parto carico della vostra amicizia e simpatia. Ho apprezzato la preparazione e la profondità di pensiero del Parroco d. Giorgio e della grande destrezza, esperienza e cultura biblica di Padre Cristiano col quale ho condiviso l’abitazione per un anno intero.

Un grande grazie a tutti in particolare ai collaboratori della nostra rivista Respice Stellam per i contenuti e per l’assistenza tecnica e informatica; grazie per l’incoraggiamento che mi ha permesso di riacquistare fiducia in me stesso, per gli apprezzamenti immeritati. Mi porto nel cuore tutte le persone che ho conosciute nei colloqui, nelle visite in famiglia e in confessionale, e tutti gli anziani ammalati a cui portavo mensilmente l’Eucaristia, inizialmente con d. Franco. Mi resta un bellissimo ricordo dei Campiscuola con i ragazzi e giovani e del Campo-famiglie interparrocchiale che cercherò di seguire ancora. Nel gruppo della Parola di vita ho trovato il sostegno, l’unione con Dio e i fratelli.

Ringrazio il Signore per questi sette anni che annovero tra i migliori della mia vita sacerdotale. Il Signore vi benedica per intercessione di Maria Madonna delle grazie e doni la visione gloriosa a coloro che ho conosciuto e che non sono più. Grazie!