Omelia anno C – III°DI QUARESIMA 25.03.2019

Il mercoledì di inizio quaresima ci siamo cosparsi il capo di ceneri. Oggi dobbiamo coprirci il viso e toglierci le scarpe perché siamo di fronte non al prodigio del roveto che arde senza consumarsi, ma di fronte al cuore grande di DIO CHE AMA le sue creature ribelli.

Ho osservato la miseria del mio popolo … conosco le sue sofferenze … sono sceso per liberarlo, per farlo uscire verso un paese bello … Io sono qui con te, ci sono qui IO, IO SONO COLUI CHE SONO:

Dio non abbandona Israele nel deserto, chiama Mosè a condurre il popolo ebreo attraverso il Mar Rosso verso la Terra Promessa; Dio non abbandona il mondo in mano al maligno, manda Cristo. Di fronte a tutto l’amore di Dio come luce che abbaglia noi ci copriamo il volto; ci togliamo le scarpe per non contaminare la limpidezza della bontà di Dio. Coprirsi il viso e stare scalzi vuol dire anche non poter camminare , fermarsi prostrati, riconoscere che senza Dio non siamo nulla.

Non sono le nostre bravure che ci fanno scoprire l’amore di Dio; non sono neppure le disgrazie, i castighi per i nostri sbagli che ci fanno scoprire l’amore di Dio.

E’ l’esperienza del peccato, l’assenza di amore che ci apre gli occhi, ci fa sentire il bisogno di ciò che abbiamo perduto, e ci dà la certezza dell’amore di Dio. Il figlio prodigo ha pensato all’amore del padre quando ha constatato la sua miseria. Il cuore umano non può stare senza amore, ne sente la mancanza, lo cerca: questa è conversione. E se abbiamo il cuore indurito, come il terreno intorno alla pianta senza frutto, Dio ci lascia tutto il tempo necessario.