SPUNTI DI RIFLESSIONE VI° DOMENICA DI PASQUA 17 MAGGIO 2020

 

Ha scritto Dietrich Bonhoeffer:

“in Gesù di Nazareth, Dio … vuole essere là, dove l’uomo non è più nulla… Dove è Gesù, c’è l’amore di Dio. Ma la documentazione comincia ad avere tutta la sua serietà, quando Gesù o l’amore di Dio… assume su di sé anche il destino che sovrasta ogni vita, la morte, cioè quando Gesù, che è l’amore di Dio, muore realmente; solo così l’uomo può diventare certo che l’amore di Dio lo accompagna e lo guida anche nella morte; e la morte di Gesù crocifisso come un delinquente mostra che l’amore divino trova la strada per arrivare fino alla morte del delinquente; e se Gesù muore sulla croce gridando: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?, questo significa… che l’eterna volontà di amore di Dio non abbandona l’uomo nemmeno là dove egli dispera per l’abbandono di Dio”.

Sì, Dio non ci abbandona neanche quando noi disperiamo della sua Presenza. Chi muore, in questi giorni, non ha probabilmente né la forza per maledire, né la coscienza e l’energia necessaria per pregare. È semplicemente solo. Questa solitudine però è abitata da Dio. Forse, è proprio a partire da questa solidarietà che potremo trovare la forza di nascere a vita nuova.

 

Testo del Vangelo di questa domenica Giovanni 14,15-21

 

Nel testo del Vangelo di questa domenica troviamo la promessa di Gesù ai suoi: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre”

Paraclito, il primo paraclito è stato Gesù stesso: l’altro, inviato dal Padre per intercessione di Gesù, è lo Spirito della Verità. “Paraclito”: colui che è chiamato a stare accanto, questo il significato della parola usata da Giovanni, termine peraltro intraducibile in italiano.

Gesù nelle parole che pronuncia ai suoi nell’ultima cena, nelle parole usate per anticipare, annunciare, preparare il senso della sua morte in croce desidera far capire che non li lascerà soli: dopo la sua presenza sentiranno, faranno esperienza, di un’altra presenza. Il suo Spirito, la sua Vita donata, la sua Forza sarà accanto a loro per sempre. E con la sua presenza, il Paraclito, toglie alla radice il timore, la paura, l’angoscia della solitudine: con le parole pronunciate da Gesù sulla croce, sappiamo che ogni solitudine è abitata da Dio!

 

Su questo brano del Vangelo, osserva S. Fausti, “che cosa c’è da spiegare? Nulla. Sono così evidenti!

“Se uno mi ama, osserva la mia Parola; chi osserva la mia Parola mi ama e, se mi ama, io sono in lui e lui è in me”. Basta, è così chiaro! E lui mi vede, perché? Perché chi ama vede.

Quindi non c’è nulla da spiegare. Per cui sarebbe bello che uno leggesse queste parole e rimanesse su questo testo qualche ora, qualche giorno a leggerle.”

 

Sono parole di quasi immediata evidenza, parole delle quali uno capisce quel tanto, secondo l’esperienza che ha di queste parole. Sono parole elementari, sono quelle parole che entrano in ogni relazione anche tra le persone, amare, osservare la Parola: chi ama non solo sente ma ascolta l’altro; dimorare presso, con, in: l’amore è vero solo con il dimorare presso, con, in… e questo dimorare insieme va a vedere: vedere è conoscere in pienezza. E’ questo conoscere che fa vivere, manifesta la verità della persona, fa comunicare. Infine in una relazione c’è uno Spirito che ti ricorda tutto ciò che è stato detto, te lo ripropone alla memoria, è lo Spirito che ti fa fare memoria, cioè te lo fa rivivere.

I sentimenti che accompagnano queste parole, questa esperienza di relazione, nella verità della memoria, sono sentimenti di pace e di gioia. Non la pace che dà il mondo, concessa da altri, ma una pace che nessuno può togliere perché frutto di uno stile di vita nell’amore.

 

Effettivamente non si potevano usare parole più semplici.

Ma le parole semplici corrono anche il pericolo di non essere considerate.

Si corre il rischio di passarci sopra, dicendo “le conosco, le so già”, chiaro che le conosciamo.

Proviamo a viverle!

 

Il centro del testo è “amare Gesù” che è il centro del Cristianesimo.

Il Cristianesimo è l’amore per Gesù, per questa persona, per quest’uomo.

Non è una legge particolare, non impone obblighi particolari, né leggi di purità, né alimentazioni particolari, né ascesi, né tecniche, né riti, né tipi di preghiere particolari, per sé.

È amore di una persona. Che è il mio Signore.

Che amo, perché mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Quindi il mio amore è risposta all’amore suo per me.

È quell’amore che Lui stesso ha per me ed è quell’amore infinito che Lui ha ricevuto dal Padre, quello stesso amore che ha verso tutti gli uomini. È quell’amore che mi apre a tutta l’umanità.

Ed è quell’amore che mi fa esistere come figlio, e mi fa vivere da fratello.

 

E il Cristianesimo è tutto su queste parole. E questa è la presenza vera di Dio sulla terra; un Dio che è amore: chi ama conosce Dio e Dio c’è dove c’è amore.

Punto.

Altre cose si possono dire e fare, ma questo, solo questo è l’essenziale del vangelo di Gesù.

 

Oltre la parola “amare”, che definisce il rapporto tra noi e Gesù, tra noi e il Padre, rilevante è la sottolineatura ripresa più volte: “amare è osservare la Parola”, perché si può amare a parole oppure amando. Amare è osservare la Parola, cioè è fare (mettere in pratica) le parole di Gesù.

Perché l’amore, quello di cui sta parlando Gesù nel vangelo, consiste non tanto nelle parole o nei sentimenti: l’amore consiste nei fatti e nella verità.

 

E per capire questo comandamento dell’amore, non possiamo che tener presente il sottofondo culturale da cui si provengono queste parole di Gesù offerte da Giovanni: il sottofondo è il grande comando dato a Israele, “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua vita, con tutte le tue forze, la tua intelligenza.”

Ma la domanda si ripresenta puntuale e sempre uguale: “E come faccio ad amarlo questo Dio?”

 

Lo amo, perché lo vedo e lo conosco. Se non lo conosco, non posso amarlo.

Gesù è venuto a farci conoscere quel Dio che è da amare.

Noi certe persone le conosciamo e facciamo non poca fatica ad amarle.

Quel Dio di cui ci parla, meglio di cui è rivelazione Gesù, non si può che amare. Perché è l’Amore.

E’ quel Dio che mi si è rivelato come Colui che lava i piedi, come Colui che si consegna nelle nostre mani, si dà come pezzo di pane, dona la sua vita per noi.

Lo conosciamo, possiamo compiere finalmente quel nuovo comando dell’amore.

 

Tenendo presente una cosa che si diceva presso gli antichi: l’amore o trova o fa simili.

Cioè l’amore ci fa come Dio, perché Dio è amore.

E l’amore è una cosa tale che quando tu ami una persona, quella persona ce l’hai dentro e diventa riferimento della tua vita. Sai cosa pensa, sai cosa fa e fai ciò che fa lei; e tutto ciò nella misura in cui ami ciò che fa. L’amore non è solo un sentimento, tocca tutto l’essere:

tocca il conoscere: conosci una persona se la ami, se no, non la ami;

tocca il volere: amare è volere il bene dell’altro; voler bene appunto;

tocca l’azione: se tocca l’intelligenza e la volontà, tocca anche l’azione; è agire come l’altro.

Quindi l’amore è una comunione nell’essere più profondo, è unione di intelligenza, di volontà e di azione che ci rende come Dio, con la stessa intelligenza, con la stessa volontà, con la stessa azione.

 

Comprendiamo allora quando Gesù dice: “Se uno mi ama” … vuol dire una cosa grossa.

Se amate me, il Figlio, diventate figli, conoscete il Padre, amate i fratelli e così realizzate i miei comandi, la mia Parola.

Sono le parole più semplici. Più che spiegarle, preghiamo che il Signore ce le faccia capire.

 

“Non vi lascerò orfani”, vengo da voi, ci è stato detto da Gesù all’inizio del testo.

Sono parole che rispondono a quella sensazione di assenza del Signore, di allontanamento e quindi di solitudine da parte nostra. Lui ci dice che non ci lascia orfani.

La nostra sensazione di essere orfani, soli, com’è profonda così è apparente.

Perché Lui non è lontano da noi, è come invisibile agli occhi, ma Lui è vicinissimo a noi, proprio perché si immerge nel Padre, va al Padre, così si avvicina a noi. Questo sembra proprio importante.

 

Autori di riferimento:i N.Guerini, M.Grilli, A.Maggi e soprattutto S.Fausti