LA VIA CRUCIS 2016

 Croce per le strade di Piove

Lungo la strada le pareti delle case restano ferme, i palazzi silenziosi…anche qualcuno si ferma e resta silenzioso mentre sfila un corteo di persone che ascoltano, cantano…; sembra che abbozzi un sorriso di commiserazione, mentre lascia il bicchiere sul tavolo del bar sotto il portico. Case, palazzi che hanno visto la storia degli uomini scorrere lungo la strada della città, come ora vedono questo popolo che avanza e che condivide le piaghe di un uomo rifiutato, condannato, torturato; un popolo con i piedi per terra che non solo commemora, ma che vive e partecipa alle piaghe della società di questo secolo appena iniziato.
Non ci sono chiodi nelle carni o l’umiliazione della nudità esposta, per punire ed eliminare chi annuncia la verità scomoda e ridimensiona il potere e la prepotenza; ma ci sono le armi, e le guerre che si combattono con esse, per ottenere potere e successo. Le armi si fabbricano, si vendono…e si consumano per fabbricarne di nuove: è un mercato che si alimenta con la guerra e da esso si produce ricchezza e dominio.
Chi sosta davanti a Cristo che passa portando il patibolo, chiede che non si faccia la guerra e che si chiuda il mercato delle armi: questo è il significato della prima ‘statio’: un contrasto di bianco e nero, dove il nero delle armi, delle vesti e dei personaggi si oppone al bianco delle armi inceppate dall’ulivo e al bianco della croce sorretta da altrettanti personaggi con il volto e le vesti candide.
Si vorrebbe intervenire per fermare la spirale della violenza, ma ci sentiamo fragili! Non è un lamento però la nostra fragilità, ma è la condizione che permette al vicino di aiutarmi; la fragilità mi fa sentire il bisogno dell’altro; sentirsi fragili dispone ad aiutarsi reciprocamente, ad amarsi, a stare uniti. Il Cireneo della seconda ‘statio’ ci riporta a questo ‘essere’ costitutivo dell’uomo.
Lì inchiodato sulla croce, come rappresenta la terza ‘statio’, Gesù è l’uomo debole che comprende il dolore di chi gli sta vicino sul patibolo. Egli trascura di sentirsi Dio, per compatire, per immedesimarsi con chi è fallito, solo. Non si è sentito perfetto, potente; ha avuto bisogno del Cireneo, è stato umiliato, provocato a scendere dalla croce, insultato…
Non gli serviva la sua potenza e la sua perfezione divina, si è servito della piccolezza e dell’annientamento, della fragilità per dire tutto il suo Amore per l’uomo.
Nella quarta ‘statio’ Gesù si fa vedere già esanime, abbandonato ancora sul grembo di Maria: è Gesù che si lascia accogliere da tutti coloro che si sentono fragili e che non si fanno forti con le armi.
Può essere Dio più vicino all’uomo?IMG_0638 IMG_0639 IMG_0640