Domenica I° di Avvento 03 Dicembre 2023

Vi raggiungo con una riflessione sul senso dell’Avvento che già da stasera inizierà per tutta la Chiesa…

L’Avvento in questo oggi…

Come ogni anno ciclicamente ritorna l’Avvento… ma questo ritorno ciclico contraddice il senso del tempo cristiano.

L’anno liturgico non può e non è un tempo ciclico, ripiegato su se stesso, ma è una strada con una meta, un sentiero con un inizio e una fine, un traguardo, e la meta sta nell’incontro con Dio.

L’anno liturgico è la celebrazione di Cristo nei suoi misteri… è Lui che attraversa la storia degli uomini e li raggiunge nel loro presente… anche oggi il Signore ci raggiunge, entrando nella nostra vita e nella vita del mondo attraverso i gesti e i segni della liturgia e della carità: salvezza in atto…salvezza legata ai gesti, alle azioni… salvezza che ci è data ora, oggi… salvezza che ci raggiunge nei meandri di questo intersecato presente… “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19).

Dio verrà, tornerà, entrerà di nuovo in questa storia, nella nostra vita e ci offrirà la salvezza…toglierà il male da noi, dal nostro cuore e ci rivestirà di luce, ci renderà capaci di amare, capaci di farci carico del male per poterlo estirpare ed espiare.

Anche in questo Avvento Dio verrà, ci visiterà, attraverserà la nostra vita e la vita di questa umanità… darà a tutti la possibilità di poterlo incontrare… secondo lo stile e il tratto propri di Dio… anche in questo avvento Dio accetterà il rischio di essere sconfitto, rifiutato, allontanato, ignorato, calpestato… ma tutto questo non lo farà desistere dal suo proposito… incontrare il suo popolo…parlare al cuore della gente…rinnovare i cuori delle persone.

In questo consisterà il vero Natale, nel lasciarci raggiungere dall’azione mite, umile, fragile, debole di Dio… unica strada per rinnovare il mondo…non dall’esterno ma dall’interno, dal cuore.
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Ti ho trovato

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.

Ho sentito il battito del tuo cuore nella quiete perfetta del campi, nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota, nell’unità di cuore e di mente di un’assemblea di persone che ti amano. Ti ho trovato nella gioia, dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.

La sofferenza è come il rintocco della campana che chiama la sposa di Dio alla preghiera.

Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza della sofferenza degli altri.

Ti ho visto nella sublime accettazione e nell’inspiegabile gioia di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.

Ma non sono riuscito a trovarti nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.

Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente il dramma della tua passione redentrice e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata dal grigiore della mia autocommiserazione.

Signore io credo. Ma aiuta tu la mia fede.

(Madre Teresa di Calcutta)